Direttore Responsabile Roberto Barucco
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news | Lun 20 Mar 2017
Trasporti: Tir
con le gomme
a terra
Dall’inizio della crisi (2009) a oggi si contano quasi 21.000 attività in meno, lasciando senza un’occupazione almeno 70.000 addetti. Assieme alle costruzioni, l’autotrasporto ha subito i contraccolpi più negativi di questo momento così difficile: il crollo della domanda, i costi di esercizio record, la concorrenza sleale praticata dai vettori stranieri e i pagamenti sempre più dilatati nel tempo ne hanno fiaccato la tenuta. Un mix di criticità che, da quest’oggi, ha fatto scattare lo stato di agitazione della categoria.

Quello del trasporto su strada è un settore molto importante per l’economia del nostro paese; la CGIA ricorda che le 84.500 imprese del settore distribuiscono l’85,4 per cento delle merci che viaggiano in Italia, contro una media dell’Ue a 28 di 10 punti inferiore.
E a queste 84.500 realtà presenti sul territorio vanno aggiunte almeno altre 40.000 imprese prive di automezzi che svolgono quasi esclusivamente attività di intermediazione avvalendosi sempre più spesso a vettori stranieri.

“Abbiamo i costi di esercizio più elevati d’Europa – sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – a causa di troppe tasse e di un deficit infrastrutturale che costa all’intero sistema economico oltre 40 miliardi di euro l’anno. Senza contare che il settore è costretto a sostenere delle spese Ingiustificate per la copertura assicurativa degli automezzi, per l’acquisto del gasolio e per i pedaggi autostradali.
Tutto ciò si è tradotto in un dumping molto pericoloso, in particolar modo per le aziende ubicate nelle aree di confine che subiscono la concorrenza proveniente dai vettori dell’Est Europa”.

Questi ultimi, infatti, hanno imposto una “guerra” dei prezzi che sta spingendo fuori mercato molti piccoli padroncini. Prosegue Zabeo: “Pur di lavorare, sempre più frequentemente i nostri viaggiano sottocosto con tariffe che mediamente si aggirano attorno a 1,10-1,20 euro al chilometro, mentre i trasportatori dell’Est - spesso in violazione delle norme sui tempi di guida, delle disposizioni sul cabotaggio e con costi fissi molto inferiori - corrono a 80-90 centesimi. E’ evidente che con questa disparità di prezzo molti autotrasportatori italiani sono stati costretti a gettare la spugna”.

Purtroppo, tutte le realtà territoriali hanno subito una drastica diminuzione delle aziende.
 
 
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