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opinionisti | Lun 20 Feb 2017
Gianpiero Calzolari
“La Brexit non ci aiuta, così come non ci aiuta la posizione che Trump vuole mettere in campo a favore del protezionismo americano, che già oggi è molto serrato per effetto di un sistema di quote molto rigido. Tuttavia, dobbiamo confidare nel fatto che, non esportando commodity, i clienti che in noi cercano tipicità e  qualità, non vengano meno nonostante parziali aumenti del prezzo d’acquisto“: così Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo, prima cooperativa lattiero casearia italiana, a margine del convegno su “Costi, ricavi e redditività della produzione di latte” dell’89ª Fiera Agricola Zootecnica Italiana di Montichiari.
“Qualcuno più competitivo sul piano dei prezzi riuscirà forse a intercettare un po’ di mercato – ha proseguito Calzolari – e se il mondo si chiude nel protezionismo per noi è un problema. Ma puntiamo su consumatori diversi da quelli che guardano esclusivamente al prezzo“.
Ue-Uk: un mercato da 3,3 miliardi
La Brexit potrebbe mettere a rischio esportazioni per oltre 3 miliardi di euro. In base ai dati del portale Clal.it, punto di riferimento internazionale per il settore lattiero caseario, emerge che il Regno Unito non copre il fabbisogno di latte: 86,8% è il bilancio di autoapprovvigionamento nel periodo gennaio-novembre 2016. Guardando i flussi commerciali, il Regno Unito è uno dei principali importatori in Europa, con 1.388.000 tonnellate di latte e prodotti lattiero caseari acquistati nel 2015 (+1,1% sul 2014), per un valore di 3,7 miliardi di euro (+2,9% sul 2014). Nel 2016 l’effetto Brexit si è già in parte fatto sentire, forse più per un effetto psicologico e per il cambio più sfavorevole della sterlina sull’euro: 1.362.000 tonnellate di import (-1,9% sull’anno precedente) e 3,3 miliardi di euro a valore (-9,4% sul 2015). Il principale acquirente della Ue-27 è il Regno Unito. Il 99% dei formaggi importati dalla Gran Bretagna proviene dalla Ue; con 128.273 tonnellate esportate il primo partner è rappresentato dall’Irlanda, che invia verso Londra il 52% dei formaggi commercializzati su scala internazionale.
L’export del Regno Unito
Il Regno Unito è anche un importante esportatore: 1.160.000 tonnellate nel 2015 (+2,3% sul 2014) e 1,6 miliardi di euro (-7,7% sul 2014). Ma nel 2016 c’è stato un rallentamento dell’export: 1.120.000 tonnellate (-3,5% sul 2015) e 1,53 miliardi (-2,1%). Meno di un quarto dei formaggi è esportato extra Ue: 34.885 tonnellate.
L’Italia
L’Italia ha esportato nel periodo gennaio-novembre 2016 32.132 tonnellate (+11,41% sullo stesso periodo del 2015), su un totale di 268.051 tonnellate esportate in Ue e 355.010 nel mondo. Positivo il bilancio nel periodo gennaio-novembre 2016 per Grana Padano e Parmigiano Reggiano (+4,37% su base tendenziale), fra i pochi Dop, però, a registrare un andamento in progressione lo scorso anno.
La Nuova Zelanda
Chi potrebbe approfittare dell’uscita del Regno Unito dal sistema dei 27 Paesi europei è la Nuova Zelanda. Certo, non è più la “fattoria” della Gran Bretagna, ma dopo le intese bilaterali per il libero scambio con Australia e Cina, l’ipotesi di un’intesa vantaggiosamente reciproca per entrambi potrebbe aprire la strada a flussi commerciali anche nel settore lattiero caseario. Tanto più che il Ttip sembra essere definitivamente tramontato, come ha riconosciuto Keith Woodford, professore di Sistemi Agroalimentari alla neozelandese Lincoln University.
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