Direttore Responsabile Roberto Barucco
interviste | Ven 27 Mag 2016

Adecco: la rivoluzione nel mondo del lavoro

Il mondo del lavoro sta vivendo anni di autentica rivoluzione. Non più occupazione, ma occupabilità. Non più posto fisso - o per lo meno non più posto fisso "a tutti i costi" - ma flexicurity.
Sono alcuni dei concetti  esposti da Andrea Malacrida, amministratore delegato di Adecco Italia.

 «Ci troviamo in un mercato del lavoro fortemente mutato, dove sono in evoluzione la normativa, il lessico, le dinamiche. Inevitabilmente, cambia anche l’approccio di lavoratori e aziende a questo mondo del lavoro più fluido, e riuscire ad adattarsi non è una possibilità, è la regola».

Quattro lavoratori su dieci, quando sentono parlare di "lavoro a tempo indeterminato", pensano a concetti come sicurezza, prosperità, possibilità di fare progetti e di risparmiare: «Si tratta di un’interpretazione non scontata per chiunque, però, dato che sono due su dieci invece coloro che associano il "posto fisso" al vincolo e all’incertezza (i numeri emergono dalla ricerca "Gli italiani e il lavoro a tempo indeterminato, tra miti e desideri" realizzata da Adecco Italia in collaborazione con Community Research). Posizione, quest’ultima, condivisa da una minoranza forte nel nostro Paese, quella di chi ha il coraggio di sfidarsi e aspira alla libera professione, una possibilità che oggi è più teorica che realizzata e che ritengo dovrebbe essere offerta a chi ambisce a costruire in autonomia il proprio futuro lavorativo, attraverso le proprie competenze».

Cosa è il tempo indeterminato?
«Io, quando penso al "tempo indeterminato", penso a un impegno di lungo termine, con l’obiettivo di costruire un progetto continuativo, importante e garantito - continua Malacrida -. Un progetto che impegna il lavoratore e il datore di lavoro con un accordo solido e duraturo. Eppure, allo stesso tempo, il valore del tempo indeterminato sta cambiando: per sei lavoratori su dieci, infatti, più che questa tipologia contrattuale conta la possibilità di crescere professionalmente, di vedere riconosciute e valorizzate le proprie competenze». «Quando ho iniziato a lavorare, nel 1998, puntavo al posto fisso. Oggi, invece, il sistema si è rivoluzionato: in un contesto in cui il caposaldo dell’articolo 18 è stato scardinato dal Jobs Act e in cui il timore di assumere con contratti a lunga scadenza è subordinato all'imprevedibilità e all'accorciamento dei cicli economici globali, le persone sempre più condividono l'importanza di puntare su se stessi, più che sul posto fisso o su un'azienda specifica».

«L’importanza di formarsi, acquisire nuove hard e soft skill, di crescere e rendere il proprio profilo professionale unico, indispensabile ma al contempo altamente spendibile sul mercato, all’interno di molteplici realtà aziendali. D’altronde, se penso al futuro dei miei figli, e se potessi scegliere per loro, vorrei un percorso di stimolo e miglioramento continuo».
In questo contesto, qual è il ruolo svolto dalle Agenzie per il lavoro?

«Le Agenzie per il lavoro ricoprono il ruolo di unico arbitro autorevole: da un lato conoscono e anticipano il mercato, i profili e le aree sulle quali conviene puntare professionalmente parlando; dall’altro conoscono da vicino il mondo della scuola e dell'education, gli ambienti in cui si formano i futuri talenti».

«Come Adecco, ci siamo posti un obiettivo ambizioso: investire con le aziende e per le aziende sui migliori talenti e sulla loro occupabilità. Grazie a un lavoro di squadra costante siamo riusciti ad assumere, nel 2015, 5000 persone a tempo indeterminato (di cui oltre 4600 nelle aziende clienti, 400 come staff interno ad Adecco Group e oltre 300 nella sola provincia di Brescia). È stata una sfida e, possiamo dirlo, una vittoria, che ci ha portato a essere oggi il primo datore di lavoro in Italia. Un traguardo che ci offre lo stimolo per continuare a investire sulle persone, assumendoci la responsabilità del loro futuro».

«E se, almeno per qualcuno, il tempo indeterminato resta un "mito", bisogna essere consapevoli della sua forte e veloce trasformazione non solo concettuale - conclude Malacrida -. Che richiede che ogni lavoratore non rimanga fermo, ma anzi punti con determinazione ed entusiasmo su se stesso, sulla capacità di migliorare giorno dopo giorno la propria occupabilità, in un contesto rivoluzionato dove conta sempre più rendersi adattabile all’interno del mercato».